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Maria
Bubaque, aprile 2007
Ombra e luce, vita e morte, gioia e dolore. Sono volti diversi di un'unica realtà, elementi costitutivi dell'esperienza umana, in Africa come in qualunque altra parte del mondo.
Si tratta di un pensiero che mi accompagna durante questo tempo pasquale, intreccio a volte inesplicabile di speranze e delusioni, angosciosi episodi di morte e prepotenti richiami alla vita.
A Suzana, dove quest'anno ho trascorso la Settimana Santa, i bambini hanno organizzato per me e per gli altri ospiti della missione una visita guidata in piena regola, alla scoperta del villaggio.
A sorpresa, il primo posto in cui ci hanno portati è stato il piccolo cimitero cristiano di Suzana (nella foto).
![]() Il piccolo cimitero cristiano di Suzana Una delle semplici croci bianche intagliate nel legno porta il nome di Maria, moglie del catechista Lino.
E' morta l'anno scorso insieme ad altri 11 civili, vittime innocenti del conflitto tra i ribelli della Casamance e l'esercito guineense, sfociato in una guerriglia che ha pesantemente devastato la regione di São Domingos, al confine con il Senegal.
I resti della candonga (trasporto pubblico) su cui Maria viaggiava sono ancora là, sulla strada che collega Suzana a São Domingos. E' saltata su una mina, provocando 12 morti. Il primo ad arrivare sul posto è stato padre Zé - da 38 anni in mezzo ai Felupe - che ha prestato soccorso ai superstiti e riportato indietro i corpi straziati di chi non ce l'ha fatta. Tra le vittime, alcuni collaboratori della missione di Suzana, che ora riposano nel piccolo cimitero vicino alla tabanca.
Avendo percorso quella stessa strada solo 24 ore prima della disgrazia, a bordo della stessa candonga, ricordo di essere rimasta profondamente toccata dall'accaduto. E tornando a Suzana a distanza di un anno, confesso di essermi commossa ascoltando i racconti di chi quel giorno era presente...
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Una settimana prima, alla vigilia della mia partenza, avevo sentito bussare alla porta di casa.
Era Fatima, una giovane donna che conoscevo solo di vista.
Avendo saputo che il giorno seguente il boat della missione sarebbe andato a Bissau, veniva a chiedere un passaggio per la sorella, che a 13 anni era rimasta incinta: in preda alle doglie del parto, doveva essere trasportata d'urgenza a Bissau.
L'ospedale di Bubaque infatti non è attrezzato per eseguire parti cesarei e nei casi più complessi non trova di meglio che evacuare i pazienti... sempre che quel giorno ci sia una canoa in partenza!
Ho accompagnato Fatima alla missione: ...niente da fare, i 6 posti a disposizione erano già tutti occupati.
Siamo allora andate al porto nella speranza di intercettare qualche imbarcazione diretta a Bissau, ma né la Marina militare né le barche private ci hanno dato una risposta positiva.
Le 22 erano già passate da un pezzo e restava un'unica carta da giocare, quella degli hotel francesi: che uno dei loro rapidissimi motoscafi turistici potesse fare un gesto caritatevole nei confronti di una ragazzina a rischio? Sfoderando il mio miglior francese ho presentato la richiesta di Fatima (...purtroppo molti bianchi si lasciano condizionare dal colore della pelle e sono molto più disposti ad aiutare un europeo piuttosto che un guineense..), tanto che alla fine l'abbiamo spuntata: la mattina dopo la ragazza avrebbe potuto raggiungere l'ospedale di Bissau.
Quindici giorni più tardi, al ritorno da Suzana, la bella sorpresa: aprendo la porta di casa, mi sono trovata davanti Fatima. In braccio a lei, uno scricciolo di bambina: la sua nipotina!
Grande è stato il mio stupore nell'apprendere che avevano deciso di chiamarla Maria, come la levatrice che l'aveva fatta nascere.
A me però è subito venuta in mente un'altra Maria, che ora riposa in un piccolo cimitero dall'altra parte della Guinea... E mi piace pensare che il Signore si serva anche di queste piccole, insignificanti coincidenze per far giungere all'uomo un messaggio di Speranza.
Daniela
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