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Ansumane
Bubaque, giugno 2006
Dopo sei mesi di secca completa, in Guinea è iniziata (ahimè) la stagione delle piogge.
Dal giorno del mio arrivo non era caduta nemmeno una goccia d'acqua, cosicché i quotidiani diluvi che da un paio di settimane si susseguono senza sosta rappresentano per me un piccolo shock atmosferico.
In un Paese in cui la vita è ancora scandita dai ritmi naturali e l'economia si basa essenzialmente su un'agricoltura di sussistenza, "tempo delle piogge" significa lavoro nelle bolanhas [1], strade spesso inagibili, incontrollata proliferazione di insetti e - di conseguenza - diffusione endemica della malaria. Per chi vive sulle isole, la lista va poi completata con un paio di fattori non proprio piacevoli.
Prima di tutto, i viaggi per mare: di per sé già abbastanza movimentati, diventano un'autentica impresa quando, in pieno Atlantico, sopraggiunge la fatidica tempesta.
In questo devo dire di essere abbastanza sfortunata, perché durante le mie trasferte mensili in capitale ho già potuto sperimentare una ricca casistica di situazioni avventurose, dalla classica avaria del motore al naufragio su un'isoletta minore, dal trasporto di un cadavere (posto su una semplice stuoia coperta da un panno) all'aggressione di un cinghiale, caricato a forza sulla canoa per essere venduto a Bissau. Grazie al cielo non soffro il mal di mare, ma di certo quattro interminabili ore in mezzo ai cavalloni, con contorno di donne urlanti, bambini in lacrime, gente che vomita, tuoni e fulmini assortiti e pioggia fin dentro le ossa sono qualcosa di molto simile ad un girone infernale di dantesca memoria!
In secondo luogo, i cobra.
A Bubaque ce ne sono almeno una decina di specie, dal velenosissimo kakuba, lungo anche un paio di metri (v. foto!), al terribile mamba verde, che pur avendo l'aspetto di un'innocua vipera, in pochi minuti è in grado di mandare al Creatore un uomo di 90 kg.
![]() Kakuba Con l'arrivo delle piogge è facile imbattersi in una di queste simpatiche bestiole anche per strada, cosa per cui - essendo ancora appiedata - quando devo uscire di sera giro sempre armata di una gigantesca torcia: visto che non saprei da che parte cominciare per ammazzare un serpente, posso almeno tentare di non metterci un piede sopra!!
Nelle Bijagós, per molti bambini l'arrivo delle piogge porta con sé anche l'interruzione degli studi: le lezioni termineranno solo a fine luglio [2], ma nelle risaie c'è già bisogno di una mano e l'aiuto delle bambine diventa indispensabile per mandare avanti la casa.
Per contenere il fenomeno dell'abbandono scolastico - particolarmente grave nelle isole minori e nelle tabanche più isolate - la FASPEBI ha già tentato diverse strade: coscientizzazione degli adulti circa l'importanza dell'istruzione, incentivi alle famiglie disposte a favorire la frequenza scolastica dei figli, coinvolgimento degli anziani del villaggio per discutere insieme le decisioni relative alla scuola ed applicarle con la necessaria autorevolezza...
Tuttavia il problema è complesso e ben lontano dall'essere risolto; nel mio piccolo, me ne rendo conto tutte le volte che durante le visite alle scuole mi capita di entrare in aule tristemente deserte.
Uno dei banchi vuoti qui a Bubaque appartiene al piccolo Ansumane.
![]() Il piccolo Ansumane In un contesto in cui il ritardo scolastico rappresenta la norma, non ci si deve stupire che, a 10 anni compiuti, frequenti ancora la 2ª elementare; i suoi occhioni dolci e intelligenti parlano però di un bimbo sveglio e vivace, curioso nei confronti del mondo che lo circonda e desideroso di apprendere.
Ansumane abita proprio dietro la FASPEBI e dalla finestra del mio ufficio mi capita spesso di vederlo giocare per la strada. Se durante il mio primo mese a Bubaque ho imparato tante parole nuove in criolo, il merito è in gran parte suo: ogni giorno veniva a sedersi sulle mie ginocchia e mi indicava un oggetto, una pianta o una parte del corpo chiedendomi di nominarla e correggendomi se sbagliavo, con la pazienza infinita che solo i bambini sanno avere.
La mamma di Ansumane è morta di parto l'anno scorso ed ora lui vive con una matrigna e con un'infinità di fratellini più piccoli a cui deve badare, quando i grandi si spostano altrove per lavoro.
Il mese scorso, ad esempio, la campagna di raccolta del cajù ha mobilitato tutti gli adulti verso l'isola di Orango ed il mio piccolo vicino - rimasto a casa ad occuparsi di tutto - non ha più potuto andare a scuola regolarmente.
L'infanzia in Africa finisce in fretta e a 10 anni un bambino è già un piccolo adulto: lavoro, responsabilità, cura dei più piccoli... c'è poco da scherzare.
![]() Ansumane e Daniela Ansumane purtroppo è solo uno dei tanti bambini che qui nelle Bijagós - come anche in altre zone della Guinea - non gode di un effettivo diritto all'istruzione e non ha accesso nemmeno a quei 4 miseri anni di scolarità di base che la Repubblica della Guinea Bissau teoricamente garantisce ad ogni minore.
Le riflessioni che situazioni come questa mi suggeriscono sono forse fin troppo scontate... ma per una che fino allo scorso anno ha insegnato in Italia, in un contesto in cui il diritto allo studio è ormai una sicura conquista e la scuola il più delle volte viene vista come un obbligo formale più che come una preziosa opportunità, è impossibile non provare una forte sensazione di impotenza .. e di ingiustizia.
A Bubaque tanti bambini vendono limoni al mercato per potersi comprare una penna o un quaderno nuovo... chi abita in tabanca si sveglia all'alba e macina km per raggiungere la scuola... non c'è nessuna merenda, e per mangiare qualcosa bisogna prendere a sassate il mango più vicino per farne cadere i frutti... spesso le lezioni vengono interrotte perché il tetto è di paglia e piove in classe...
Eppure... anche se fatico ad accettare la durezza di questa realtà, mi scopro felice di essere qui, di aver donato alla Guinea questi 3 anni e di avere la possibilità di cambiare il mio pezzettino di mondo.
Fosse anche solo per riempire uno di quei banchi vuoti.
[1] risaie
[2] per le scuole statali la chiusura scolastica avverrà addirittura il 17 di agosto: le lezioni quest'anno sono iniziate con 3 mesi di ritardo a causa di un'epidemia di colera e dei continui scioperi dei professori, che non percepivano salario da parecchi mesi.
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