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Isnabazinho
Bubaque, aprile 2006
...la missione, si sa, non è tutta rose e fiori e da quando ho messo piede in Guinea più di una volta mi è capitato di domandarmi chi diavolo me l'ha fatto fare...
C'è però una cosa che dà senso alla mia presenza qui e che giorno dopo giorno - pur tra mille fatiche - non mi fa rimpiangere la mia scelta.
Si tratta della gente!
Durante le prime settimane in Guinea ho sottovalutato alla grande l'importanza delle persone per la mia scelta africana: ero talmente concentrata sulla relazione con i missionari e con gli altri "bianchi" da scordarmi che... in realtà non sono venuta qui per loro!
Così, di fronte ai primi malintesi, ai pettegolezzi, alle critiche... sono andata un po' in crisi.
E' a quel punto che è entrata in scena la gente.
Gli abitanti delle Bijagós mi hanno accolta con un calore che non mi aspettavo e che non meritavo, aiutandomi ad imparare la lingua, a sopportare una solitudine a cui non ero abituata, ad entrare piano piano in una cultura complessa come quella bijagó. Si tratta di un cammino che naturalmente è appena cominciato e che continua tuttora (inizia anzi a farsi strada in me la consapevolezza che 3 anni sono davvero pochi!!), ma che senza l'aiuto della gente non avrei neanche potuto iniziare.
Non parlo di grandi cose, ma di piccoli segni che rendono bella ogni mia giornata africana: la condivisione di un piatto di riso, in cui (poco igienicamente!) non mi ripugna affondare la mano; il mio nome storpiato dai bambini del porto ("Daneeeela!") e ripetuto ogni volta che passo per farsi prendere in braccio; lo sgabello di legno offerto dagli anziani di casa per invitarmi a sedere con loro, come una di loro; il saluto affabile di chi incontro per strada; il brodo caldo portato dalla famiglia che abita vicino a me il giorno in cui ero a letto con la malaria...
Uno di questi piccoli grandi doni, forse il più bello ricevuto finora, è legato alla mia prima Pasqua africana e ad un bimbo di Bubaque che per me è diventato speciale.
Con mia grande sorpresa, Isnaba (il mio professore di criolo, ricordate?!) e sua moglie Angelina mi hanno chiesto di essere la madrina di Battesimo del piccolo Isnabazinho, che ha 7 mesi e che è nato - pensate un po' - proprio il giorno in cui al PIME di Milano si festeggiava la mia partenza per la missione!
La proposta mi ha colta impreparata perché in fondo non sono a Bubaque da molto tempo, ma naturalmente mi ha fatto piacere ed ha rappresentato per me un bellissimo segno di stima e di amicizia.
Durante la Quaresima mi sono preparata scrupolosamente all'evento e grazie all'aiuto di Secosinho (il padrino), che mi ha dato l'esempio, ho potuto sperimentare la dimensione "africana" di questa festa, passando molto tempo col piccolo Isnabazinho e con la sua famiglia.
![]() L'inculturazione passa anche dall'abbigliamento! Al di là dei regali e dei festeggiamenti, infatti, il tempo passato insieme ha ancora un grande valore ed i padrini di Battesimo entrano a tutti gli effetti a far parte della famiglia del proprio "filhadu".
Fare da madrina ad un bimbo africano, in un contesto in cui essere cristiani è un fatto tutt'altro che scontato, ha rappresentato per me una responsabilità grande (oltre che un grande onore) e mi ha obbligata a pensare al tipo di testimonianza che sto cercando di dare qui a Bubaque: una testimonianza che vorrebbe passare prima di tutto dalla vita vissuta, dal mio modo di stare con la gente, dalla passione che metto nel mio lavoro più che attraverso tante belle parole.
![]() Pasqua 2006 - Battesimo ...Forse era per questo che il giorno di Pasqua - sfoggiando il suo primo vestito guineense - l'insolita madrina bianca era particolarmente emozionata!
C'è però un altro segno speciale che vorrei raccontare.
Arriva dall'Italia... ed è legato ad un altro Battesimo, quello di Elisa.
La sua mamma si chiama Daniela come me ed al posto dei regali ha chiesto agli invitati un'offerta per il progetto delle Bijagós che io sto seguendo e che il PIME di Milano sostiene.
Il bello è che... io e Daniela non ci siamo mai viste: lei ha trovato il progetto sul sito del PIME, ed io ho saputo della sua iniziativa tramite un'amica comune che mi ha scritto per raccontarmi la coincidenza!
Coincidenza però fa rima con Provvidenza... e vi assicuro che è bello, per chi si trova dall'altra parte del mondo, sentirsi accompagnati e sostenuti da chi sta in Italia!
In conclusione... quest'anno a Pasqua ho dovuto rinunciare all'amato uovo di cioccolato (sigh!)*, ma in quanto alle sorprese... non posso certo lamentarmi!
Daniela
* in realtà dall'Italia un ovetto è riuscito ad arrivare fino in Guinea, pur se in circostanze assolutamente surreali e attraverso mille peripezie, ma era piccolo piccolo e non poteva certo saziare le mie enormi carenze di cioccolato!!!
In ogni caso... GRAZIE GIACOMO E DANIELE, siete unici!!! |
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