Raquel e Maio
Bubaque, 2 aprile 2006
Imparare la lingua del Paese in cui ci si trova è il primo segno di rispetto nei confronti dei suoi abitanti. Forte di questa certezza e piena di buona volontà, da quando ho messo piede a Bubaque mi sono buttata anima e corpo nello studio del criolo guineense [1], appoggiata in questo da p. Luigi.
Non capita a tutti di poter lavorare con un missionario che ha nel cassetto una laurea in antropologia conseguita negli States e un dottorato in linguistica presso la Universidade Nova di Lisbona, tanto più che - oltre a parlare perfettamente 5 lingue - il mio angelo custode veneziano vanta una trentennale esperienza sul campo ed ha pubblicato grammatica e dizionario del guineense.
Sotto il profilo culturale, di certo non potevo capitare in mani migliori!
Da buon linguista, p. Luigi non sottovaluta l'importanza del criolo e sta investendo parecchio sulla mia formazione; abbiamo concordato che il mio inserimento nel progetto della FASPEBI sarà graduale e che questi primi mesi in missione daranno la precedenza all'apprendimento di un criolo perlomeno dignitoso. Per questo, a Bubaque mi ha trovato due buoni professori e le mie giornate sono molto simili a quelle di un qualsiasi studente alle prese con un corso intensivo di lingua. Al mattino viene da me Regina, insegnante elementare, ed insieme studiamo lessico e grammatica, mentre al pomeriggio - affrontando impavida la calura del dopo pranzo - vado a casa di Isnaba, che è di etnia balanta, per fare un po' di conversazione. Al sabato le classiche lezioni frontali lasciano il posto ad una bella camminata in lungo e in largo per l'isola, durante la quale il mio accompagnatore nomina tutti gli oggetti che gli capitano a tiro e risponde a tutte le mie domande: a poco a poco sto così memorizzando i nomi dei frutti, dei pesci, dei rettili (...solo per limitarsi ai serpenti, nelle Bijagós esistono 10 tipi diversi di cobra!) e tutte le innumerevoli specie di alberi tropicali che è possibile incontrare in Guinea. A questi due precettori ufficiali se ne aggiungono però tanti altri, che volentieri si prestano a scambiare con me quattro chiacchiere in criolo, dai bambini incontrati per strada alle venditrici di pesce al mercato.
Credo sia proprio grazie a questo aiuto collettivo che il mio criolo - pur con gli inevitabili limiti di una lingua ancora poco interiorizzata - sta dando i suoi frutti e mi permette già di interagire bene con la gente... senza contare che anch'io ci metto del mio: voi che mi conoscete sapete che mi piace parlare!
Ma... avevo promesso volti e storie, o meglio, volti che raccontino storie. Eccovene due un po' speciali.
Raquel
Raquel
Raquel è una ragazzina che ha qualcosa di regale nell'aspetto, o almeno questo è ciò che mi viene in mente ogni volta che la guardo.
Ha solo 15 anni, ma come tutte le africane sembra più grande della sua età. Viene a casa di p. Luigi dopo la scuola... perché dopo due settimane passate a pulire, lavare e fare ordine nell'incasinatissima casa in cui sono temporaneamente ospite [2] mi sono dovuta arrendere all'evidenza: o mi ci dedicavo a tempo pieno, o accettavo un aiuto esterno.
Raquel è timida, non parla molto ma lavora sodo... e soprattutto non svuota la dispensa di casa, cosa in cui invece erano esperte coloro che l'hanno preceduta.
Il padre è un fervente protestante, per questo lei ed i suoi cinque fratelli sono stati tutti battezzati con un nome biblico: Isaías, Jeremias, Samuel e così via.
Di Raquel mi ha subito impressionata la grande dignità: accetta un dono con la grazia di una regina ma non mi chiederebbe un centesimo nemmeno se ne avesse veramente bisogno. Sono qui da poco ed è presto per dare giudizi, ma l'infinita processione di questuanti che ogni giorno bussa alla porta di casa per avanzare le richieste più disparate mi fa pensare che di persone così, a Bubaque, non ce ne siano molte.
Creare tra noi una certa confidenza ha richiesto molto tempo: sulle prime era intimorita dalla mia presenza, quasi non osava guardarmi negli occhi e questo metteva a disagio anche me.
Ho dovuto conquistarmi la sua fiducia a poco a poco, lavorando insieme a lei, dando e chiedendo spiegazioni, condividendo panni da lavare e pentole da sgrassare, chiedendole di insegnarmi a cucinare il riso col siti [3]... ed una delle cose più belle che finora mi è capitata qui a Bubaque è stato l'invito, fattomi dalla sua famiglia, a passare insieme una giornata partecipando ad una funzione protestante: Raquel ed i suoi genitori sanno benissimo che mi trovo qui come missionaria cattolica e che frequento la chiesa della missione, ma... la proposta è venuta spontanea, dettata dall'amicizia e dalla stima reciproca. E a me ha fatto un immenso piacere.
Raquel
Maio
Maio ha un anno più di me e fa l'alfaiate [4].
Lavora in un piccolo locale coperto da una tettoia di zinco che lo ripara dal sole, con la sua vecchissima macchina da cucire fa miracoli.
Ha imparato a lavorare fin da ragazzino; quando i soldi sono finiti e lui ha dovuto interrompere gli studi, ha lasciato la sua isola (Orangozinho) e si è spostato a Bubaque per aprire una piccola sartoria.
A volte passando trovo la porta chiusa: quando non c'è molto lavoro, Maio si aggrega ad uno dei pescherecci che riforniscono i mercati di Bissau e si guadagna così la giornata.
All'inizio questa strana accoppiata sarto-pescatore mi divertiva, ma presto mi sono resa conto che, data la miseria dei salari e la difficile situazione del Paese, molti guineani sono costretti ad avere un secondo (ed a volte un terzo) lavoro per sbarcare il lunario.
Di lavori Maio ne ha fatti tanti in questi anni, compreso il soldato durante la guerra del '98-99, quando le truppe arruolate a sostegno del Presidente Nino Vieira erano reclutate tra i ragazzini di vent'anni.
E' stato lui stesso a raccontarmi episodi ed eventi di una guerra che ha lasciato strascichi pesanti all'interno del Paese; spesso dopo il lavoro passa a salutarmi, ci sediamo in veranda per chiacchierare ed a forza di racconti tra noi è nata una bella amicizia. Il fatto che sia musulmano non è un problema, anzi: grazie a lui sto conoscendo da vicino la realtà islamica, che in questo fazzoletto di terra africana mostra tratti moderati e pacifici. Poco lontano dalla mia casa c'è la piccola moschea dove i fedeli si radunano per la preghiera 5 volte al giorno, ma contrariamente a quanto succede all'interno di comunità più rigorose, qui il Corano si legge in portoghese (quasi nessuno conosce l'arabo) e l'unico precetto coranico veramente rispettato è auello che predica l'astinenza dall'alcool.
Parrà strano, ma in un Paese dove la gente tracanna vino di palma a tutte le ore e spesso si ubriaca, affidare un lavoro ad un musulmano rappresenta un'indiscussa garanzia di qualità!
Maio non è un tipo che ama stare con le mani in mano e questa sua maniera di essere stride con l'indolenza generale, da tutti rimproverata ai Bijagós; il prossimo mese sulle isole minori dell'arcipelago inizierà la raccolta del cajù e probabilmente anche lui, come tanti altri, andrà a lavorare come bracciante.
Se avesse una macchina da cucire elettrica potrebbe portarla con sé e fare dei buoni affari, ma a Bissau le vecchie Singer italiane costano care e non è semplice mettere da parte una somma così grande quando quotidianamente bisogna fare i conti con le mille esigenze di una famiglia da mantenere. Maio è una di quelle persone a cui mi piacerebbe dare una mano: con le offerte che mi arriveranno dall'Italia pensavo di anticipargli 3/4 della somma necessaria per l'acquisto, somma che poi lui mi restituirebbe a poco a poco.
...strano che tra i primi amici di una laica missionaria ci siano una ragazzina protestante ed un sarto musulmano?!
Non saprei, ma posso dire che - alla faccia dei molti preconcetti riguardanti la società multietnica e multireligiosa - protestanti, cattolici, musulmani e rappresentanti della religione tradizionale a Bubaque convivono pacificamente e si rispettano l'un l'altro. Di questi tempi non è cosa da poco!
Con questo piccolo segno di speranza auguro a ciascuno, di cuore, una Buona Pasqua
Daniela
[1] Per chi chiedeva chiarimenti linguistici... il criòlo (Kriol) non è altro che il créolo di base portoghese parlato in Guinea
[2] Per giugno dovrei trasferirmi altrove ed avere una casetta tutta per me... ma siamo ancora in alto mare!
[3] Olio di palma: il riso così condito è il piatto principale dei bijagós
[4] Sarto
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