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Princesa dos Bijagós. Principessa dei Bijagós
Gennaio-Febbraio 2006
Princesa dos Bijagós. Principessa dei Bijagós. E' così che, ancor prima di arrivare a Bubaque, i missionari del PIME mi hanno scherzosamente ribattezzata. Sarò la prima laica a lavorare stabilmente nelle scuole dell'arcipelago e questo dà un sapore pionieristico all'impresa che mi attende.
Come andranno le cose? Soffrirò anch'io di quella solitudine che molti hanno sperimentato in questo fazzoletto di terra in mezzo all'Atlantico? E' ancora presto per dirlo. I miei primi giorni in Guinea Bissau sono stati molto diversi da come li avevo immaginati, più duri e più difficili del previsto.
Sono partita forte delle mie certezze, ben corazzata contro qualunque imprevisto... ma da subito l'Africa si è divertita ad abbattere questi paletti uno dopo l'altro, chiedendomi di non contare sulle mie sole forze.
Credevo che la mia salute di ferro mi avrebbe risparmiato tanti problemi... ed eccomi vittima della malaria a poche settimane dall'arrivo!
Ero certa di trovare protezione all'interno delle rassicuranti mura della missione... ma subito mi è stato chiesto di mettermi in gioco più direttamente, vivendo da sola in mezzo alla gente.
Pensavo che il mio carattere indipendente e avventuroso mi avrebbe aiutata ad affrontare questo grande cambiamento... ed ora mi scopro a fare i conti con tante piccole grandi paure, con tanta nostalgia di casa!
Certo, sto soffrendo un po' per questi salutari scossoni, ma adesso che finalmente mi trovo a Bubaque inizio a rendermi conto di essere qui per restare... e di dovercela mettere tutta, specie durante questo mio primo periodo in missione.
Tuttavia, non voglio parlarvi di me. Facendo tesoro dell'esperienza di un missionario che ho conosciuto al CUM, ho pensato che il modo migliore per condividere ciò che sto vivendo con chi è rimasto in Italia sia provare a raccontare la missione attraverso i volti e le storie delle persone che incontrerò... che sto già incontrando. Naturalmente ci sarà spazio anche per me e per le mie emozioni, ma non nelle vesti di unica e indiscussa protagonista.
Attraverso i racconti che mi sono impegnata a scrivervi con regolarità e che - ne sono certa - leggerete con affetto, mi viene offerta la possibilità di dar voce a chi non ha voce, di raccontare un pezzetto di Africa in maniera non stereotipata, di andare oltre il cliché di una povertà che chiede solo aiuti economici e che non ha nulla da dare.
La sfida non è da poco, ma penso valga la pena tentare.
La vita qui segue ritmi totalmente diversi rispetto a quelli ai quali ero abituata e so già che non sarà facile trovare il tempo per scrivere e la calma per lasciar emergere il tesoro che ogni storia porta con sé, ma non voglio rischiare che i miei 3 anni in missione si riducano ad un avventuroso racconto di viaggi in canoa e di insetti tropicali.
Sarà questo il mio regalo per voi... attraverso il mio sguardo, un pezzetto di Guinea.
![]() Verso Bubaque Aguaniti
Aguaniti è una delle 3 canoe di linea che collegano la capitale Bissau all'isola di Bubaque.
Non immaginatevi però la classica barchetta di legno in stile indio: le "canoe" ormeggiate nel porto di Bandim sono dei grandi barconi scrostati e malridotti, coperti da una piccola tettoia di arbusti e stracarichi di merci, persone e animali compattati in uno spazio ridotto.
Per arrivare a Bubaque ci vogliono 4 ore di viaggio, ma se il mare è agitato il tempo può anche raddoppiare... o addirittura triplicare. La prima lezione che l'Africa impartisce è che il tempo non ci appartiene. Perché spazientirsi? Prima o poi si arriverà.
![]() ![]() Il turista - che non ha tempo da perdere - preferisce affittare il motoscafo della capitaneria di porto, più rapido e sicuro (oltre che costoso!), ma per i missionari di stanza in Guinea i viaggi in mare rappresentano una preziosa occasione per stare con la gente e per condividere con essa un pezzetto di quotidianità.
L'equipaggio se la prende comoda, l'imbarco procede lentamente e Aguaniti si stacca dalla banchina con 1 h, e ½ di ritardo sull'orario stabilito.
L'Oceano oggi è calmo, viaggeremo tranquilli.
Apro un libro per passare il tempo, ma... i miei compagni di viaggio sono di gran lunga più interessanti, cosicché quasi subito il libro torna nello zaino.
Di fronte a me siede una bambina con un vestito azzurro tutto sdrucito, mi scruta in silenzio con grandi occhioni neri. La saluto in criolo ed in cambio ricevo un sorriso bianchissimo. Non ci vuole molto per rompere il ghiaccio e presto me la ritrovo vicina. Si chiama Leila e nonostante i suoi 8 anni non va ancora a scuola.
Il mio criolo non mi permette ancora grandi discorsi, ma capisco che la mamma è morta da poco e che lei sta andando a vivere da una zia che si trova nell'isola di Soga.
In mezzo a tanti volti africani, l'unico europeo è quello di Dedé. Antico cliente del lussoso Hotel Dolphens, frequentato da ricchi francesi amanti della pesca d'altura, da qualche anno si è costruito una bella casa proprio accanto a quella di p. Luigi. Vive a Bubaque solo 6 mesi l'anno, per poi tornare in Borgogna nella stagione delle piogge. Tutto questo me l'ha raccontato in francese... perché pur vivendo in Guinea da anni, non conosce né il portoghese né il criolo!
I francesi di Bubaque si trovano tutti nella stessa situazione (che la dice lunga circa il loro atteggiamento nei confronti della gente), tanto che paradossalmente sono i bijagós ad aver imparato qualche frase nella loro lingua! In Guinea non si fanno mancare niente... comprese le compagnie femminili, "noleggiate" direttamente dal Senegal e rinnovate ad ogni stagione.
Samba, il capitano, siede a prua e osserva l'orizzonte. E' un buon musulmano... ed il fatto di non bere gli è valso il successo negli affari: in un ambiente in cui è facile che al timone siedano marinai ubriachi, la sua canoa è di certo la più affidabile.
Il mio sguardo si posa su una giovane coppia seduta in disparte; lei allatta l'ultimo nato mentre lui - fatto insolito tra i guineensi, propensi ad un machismo culturale ben radicato - tiene in braccio due gemelli.
E' bello vedere una famiglia almeno apparentemente unita e mi viene spontaneo paragonarla alle tantissime ragazze madri - giovani e sole - che finora ho incontrato.
Sul fondo della canoa, stesa su una piccola stuoia, una donna si lamenta sommessamente. L'hanno caricata a braccia perché - spossata da una malaria che non ha curato subito - non è in grado di muovere un passo. Ogni tanto qualcuno le si avvicina e le offre un sorso d'acqua. E' ancora giovane, speriamo che si rimetta.
Jorge l'avevo già visto durante la mia prima visita a Bubaque, anche lui si ricorda di me. Attualmente lavora per uno degli hotel francesi di Bubaque. E' stato in Guinea Conakry per comprare radio e televisore: varcato il confine, i prezzi sono molto più economici rispetto a Bissau. Peccato che i soldi risparmiati siano stati spesi in tangenti a beneficio della polizia locale, usa a taglieggiare gli stranieri ad ogni posto di blocco.
Antonieta viaggia con i suoi 4 figli; sono piccoli ed hanno fame, ma non piangono. I bimbi africani difficilmente versano lacrime, quando cadono e si fanno male la mamma non li consola. Fin da piccoli vengono educati alla lotta per la sopravvivenza ed in loro mi colpisce questa sorta di rassegnata consapevolezza.
Leila, Samba, Jorge, Antonieta... storie semplici, come ce ne sono tante, volti che mi parlano di un Paese che sto cominciando a conoscere. Compagni di viaggio durante la mia prima traversata a Bubaque, persone con le quali ora mi è chiesto di camminare...
Un abbraccio affettuoso a tutti e a ciascuno,
Daniela
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